Il regista

Essere regista significa mantenere uno sguardo esterno

La mia esperienza di regista nasce dalla scelta, fin da giovane, di essere attore. Per me, essere regista significa mantenere uno sguardo esterno che si confronta costantemente con il vissuto interno dell’interprete. Ho sempre concepito la regia come un dialogo continuo, una struttura viva che permette di creare spettacoli profondi, nati da un’attenta esplorazione delle parole, dei testi e delle partiture.

Non cerco mai di piegare il testo o la musica alla mia volontà: mi pongo piuttosto come un ponte, un mezzo attraverso cui i grandi capolavori del passato e del presente possano dialogare con il nostro tempo. Mi entusiasma l’incontro tra prosa e lirica, due dimensioni che si nutrono e arricchiscono a vicenda.

Mi considero soprattutto un uomo di teatro, più che un semplice regista. Questa appartenenza mi guida nella ricerca di un teatro contemporaneo che, pur nelle diverse forme, affronti temi e problematiche attuali, mantenendo viva la capacità di pulsare e respirare.

È un percorso che cresce ogni anno, mantenendo intatto l’entusiasmo di lavorare con gli artisti sul palco

Come regista, la mia ambizione è vedere in loro potenzialità e qualità a volte ancora inesplorate. Mi pongo come uno specchio, capace di far emergere e dare vita a ciò che è nascosto o sommerso.
Questo è il lavoro a cui dedico con umiltà e passione il mio impegno quotidiano.